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Home da Corriere.it 19/06/2009
Alcol e minorenni
Venerdì 19 Giugno 2009 09:44
MILANO — La birra al pub con i compagni di liceo? Scor­darsela. Il vino, comprato maga­ri per i genitori, al supermerca­to sotto casa? Niente da fare, proibito. La crociata è partita da Monza. Dove dal primo lu­glio scatterà un’ordinanza per impedire la vendita di alcol a chi ha meno di 16 anni. Nean­che 24 ore e Milano ha già rilan­ciato: aranciata e Coca Cola fino a diciotto anni. Il Comune fir­merà nei prossimi mesi la sua ordinanza: niente birra o vino ai minorenni. L’assessore alla Salute Giam­paolo Landi di Chiavenna ragio­na per cifre. «Una nostra ricerca ci dice che il 40% dei 15enni mi­lanesi ha già vissuto l’esperien­za di almeno una sbronza. A Mi­lano si comincia a bere intorno ai 13 anni, alle prime festicciole con i compagni di classe. A 15 l’ubriacatura di massa è già re­gola. Bisogna intervenire prima che il fenomeno diventi fuori controllo». Raccontano i re­sponsabili della Croce Rossa mi­lanese che al venerdì e al saba­to sera il 50% degli interventi serve a soccorrere giovani e gio­vanissimi usciti malconci dalle prime bevute in compagnia. Un’ambulanza su due impegna­ta a soccorrere ragazzini cotti di Caipirinhe e Negroni. E i vo­lontari assicurano che il feno­meno è ormai unisex. A stare male sono sempre più spesso le ragazze, che magari si presenta­no all’appuntamento con l’alcol a stomaco vuoto, perché poi c’è la paura d’ingrassare e di esage­rare con le calorie. «Il provvedi­mento dimostra grande sensibi­lità sociale», esulta il Movimen­to Genitori della Lombardia: «Fondamentale, però ora che sia il Parlamento a legiferare, al­lineando l’Italia agli altri Paesi europei». L’iniziativa raccoglie anche tante perplessità. Al partito de­gli scettici s’iscrive di diritto Li­no Stoppani, il presidente dei locali pubblici milanesi. «Noi siamo pronti ad adeguarci, nes­sun problema», premette. «Ma poi siamo sicuri che coi divieti si raggiunga davvero il nobilis­simo scopo? Non è che la voglia di trasgredire diventa la molla che ti fa attaccare alla botti­glia? ». Poi c’è il problema dell’abusi­vismo, che con i divieti e le proi­bizioni rischia di diventare fe­nomeno ancor più diffuso. «Chi controllerà che fuori da una discoteca i ragazzi non tro­vino un ambulante pronto a venderti sottocosto quello che a noi è proibito?», chiede Stop­pani. Milano come una Chicago anni ’20? «Un proibizionismo di piccolo cabotaggio più inuti­le che pericoloso», dice Nando Dalla Chiesa, ex candidato sin­daco per il centrosinistra ora emigrato a Genova. «Non risol­ve, questo è sicuro», conferma l’attrice Lella Costa. «Però ha un merito questa ordinanza: puntare i riflettori su un tema, quello dell’alcol, spesso sotta­ciuto ». «È il concetto di tolle­ranza zero che non serve a nien­te », attacca Don Gino Rigoldi, prete di frontiera e cappellano del carcere minorile del Becca­ria. «Queste campagne durano sì e no due settimane. Poi dei divieti e delle proibizioni scrit­te sulla carta nessuno si ricorda più. La verità è che serve educa­zione, non proibizioni inutili». «E poi, che significa? Uno da Mi­lano va ad Assago e il divieto è bello che aggirato». Il problema dei controlli, insomma. L’asses­sore milanese immagina natu­ralmente che a girare per la cit­tà a fare multe ai trasgressori si­ano vigili e finanzieri. L’obietti­vo finale però è più ambizioso. «Mi piacerebbe che nei control­li siano coinvolti anche i volon­tari, magari gli stessi genitori». Guai a chiamarle ronde, però.Che ne pensate? Lasciate un vostro commento all'articolo cliccando sull' icona dei commenti che trovate di seguito.
 
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