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Il calore delle città influenza le stagioni: le temperature cambiano a migliaia di km PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Lunedì 28 Gennaio 2013 12:00
Da La Repubblica - IL CALORE generato dalle città influenza le temperature nel raggio di migliaia di chilometri perchè altera la circolazione atmosferica. Se nel Nord America e Asia settentrionale questo calore fa aumentare di un grado le temperature invernali in Europa le fa scendere di un grado, soprattutto in autunno. E' quanto dimostra sulla rivista Nature Climate Change uno studio coordinato da Ming Cai della Florida State University a Tallahassee.I ricercatori hanno analizzato le attività umane che rilasciano calore, dal riscaldamento degli edifici ai veicoli, e usando un modello dell'atmosfera hanno osservato le influenze di questo calore extra sul clima. L'effetto netto sulle temperature medie globali di questo calore extra, sottolineano gli esperti, è quasi trascurabile, provoca un aumento di soli 0,01 gradi. Ma è notevole a livello regionale e può spiegare perchè, sottolinea la ricerca, alcune regioni stanno sperimentando inverni più caldi rispetto a quanto previsto dai modelli climatici. In particolare il calore generato ogni giorno nelle aree metropolitane provoca in Nord America e Asia settentrionale un aumento delle temperature invernali di un grado mentre in alcune aree d'Europa causa una diminuzione delle temperature di circa un grado, soprattutto in autunno. Questo rilascio di calore extra, sottolineano gli esperti, è diverso dall'energia che è naturalmente distribuita in atmosfera. La più grande fonte di calore, l'energia solare, riscalda la superficie terrestre e la circolazione atmosferica ridistribuisce questa energia da una regione all'altra. Il consumo di energia umana mette in circolazione, invece, l'energia che era rimasto bloccata per milioni di anni, per lo più sotto forma di petrolio o carbone.
 
Anche la Nasa conferma, temperatura in costante e inarrestabile aumento PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Martedì 22 Gennaio 2013 13:56
Da La Repubblica - Il 2012 è entrato al nono posto nella classifica degli anni più caldi (a partire dal 1880), e conferma la tendenza al progressivo surriscaldamento globale in atto. Se si considera solo la temperatura della terre emerse, il 2012 è stato il settimo anno più caldo. Con l'eccezione del 1998, tutti i nove anni più caldi sono successivi al 2000, con il 2010 e il 2005 in testa alla classifica. Lo confemano gli scienziati del Goddard Institute for Space Studies (Giss) di New York, un'agenzia della Nasa. Inoltre novembre 2012 è stato il quinto mese di novembre più caldo dal 1880 secondo i dati delle agenzie americane Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) e Ncdc (National Climate Data Center). Anomalie di temperatura tra il 2008 e il 2012 (Nasa) MEDIA - La temperatura media del 2012 è risultata di 14,6 gradi Celsius, cioè 0,57 °C in più della media del XX secolo. Per le sole terre emerse +0,9 °C, per gli oceani +0,45 °C. Secondo le nuove analisi del Giss, dal 1880 la temperatura media è aumentata di 0,8 °C. Gli scienziati della Nasa affermano che l'andamento delle temperature può sì variare di anno in anno, ma quello che emerge in modo chiaro è la costante tendenza all'aumento a lungo termine. Ciò non significa che ogni anno sarà più caldo di quello precedente, ma che ogni decennio sarà sicuramente più torrido di quello che lo ha preceduto. Dal 1880 ogni decennio è stato più caldo 0,06 °C rispetto a quello precedente, ma dal 1970 l'incremento è stato di 0,16 °C. «Il pianeta si sta riscaldando, e si riscalda perché stiamo immettendo quantità sempre più consistenti di anidride carbonica nell'atmosfera», toglie ogni dubbio il climatologo del Giss Gavin Schmidt. CO2 - All'inizio della raccolta sistematica dei dati nel 1880, la quantità di anidride carbonica nell'atmosfera era di 285 ppm (parti per milione, ossia grammi di CO2 per tonnellata di aria). Nel 1960 era stato registrato un livello di 315 ppm, a dicembre 2012 siamo arrivati a 394,39 ppm, con un aumento attuale di 2,2 ppm/anno in costante accelerazione. OLTRE I LIMITI - Il limite di CO2 indicato nei trattati internazionali che non può essere oltrepassato per evitare il riscaldamento globale di 2 °C - con tutte le consguenze che ciò comporta - è stato fissato a 450 ppm. Un limite che, allo stato attuale, sembra impossibile rispettare e che sarà raggiunto in circa 20 anni. Quindi, considerando l'aumento in atto anche delle emissioni di metano (gas serra molto più potente della CO2), si rende più concreto il peggior scenario ipotizzato dai climatologi, cioè un aumento di 4 °C delle temperature medie globali entro la fine del secolo.
 
Troppe bibite gassate, rischio depressione. Per l'umore è meglio una tazza di caffè PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Martedì 15 Gennaio 2013 10:25
Da La Repubblica - ATTENZIONE alle bibite gassate: consumarne in grandi quantità, specialmente in versione "diet", sembra aumentare il rischio di depressione dal 30 al 38 per cento. A puntare il dito contro i rischi delle bevande dolcificate è un maxi-studio durato oltre dieci anni condotto su oltre 250mila persone, i cui risultati saranno discussi al prossimo congresso annuale della American Academy of Neurology, in programma a San Diego a marzo. C'è anche una buona notizia, però, per gli amanti dell'espresso: al contrario di succhi e bevande gassate, il consumo di caffè sembra abbassare tale rischio del 10 per cento. La ricerca porta la firma del Research Triangle Park in North Carolina (Usa). "Le bevande a base di soda, il caffè e il tè - sottolinea Honglei Chen, autore dello studio - pur se comunemente consumati in tutto il mondo hanno comunque effetti importanti sul fisico e conseguenze non da meno sulla salute mentale".Sono state coinvolte 263.925 persone di età 50-71 anni all'inizio del lavoro, valutandone il consumo quotidiano di bibite gassate, dolcificate, tè e caffè; a 10 anni di osservazione oltre 11mila diagnosi di depressione sono state registrate tra i partecipanti. Incrociando i dati sul consumo di bibite, tè e caffè con quelli sulle diagnosi di depressione è emerso che i grandi consumatori di bibite hanno un rischio di soffrire di depressione fino al 38% più elevato (per quelli che bevono bibite o succhi in versione diet, in media 4 bicchieri al giorno), mentre il consumo di caffè, specie se amaro, ridurrebbe il rischio del 10%. "Il nostro lavoro - suggeriscono i ricercatori - indica che preferire il caffè non zuccherato alle bibite dolci in versione 'diet' può ridurre il rischio di soffrire di depressione", anche se saranno necessari ulteriori studi per confermare i risultati.
Ultimo aggiornamento Martedì 15 Gennaio 2013 10:30
 
L'Irlanda ha sconfitto la crisi economica diventando 'green': il pil in salita del 2% PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Martedì 08 Gennaio 2013 09:45
Da La Repubblica - I TEMPI DURI l'Irlanda sta facendo di tutto per lasciarseli alle spalle. E a rimettere in sesto le tasche e l'umore degli orgogliosissimi irlandesi non è stato però (solo) il piano di salvataggio speciale disposto dal Fondo monetario iInternazionale, che poche settimane fa ha versato nelle casse del Paese ben 1,17 miliardi di dollari: il governo e la popolazione hanno fatto la propria parte, adottando un strategia di crescita totalmente innovativa, basata sulle energie rinnovabili.Secondo l'Economist, quella che oggi è la nazione più verde d'Europa - e che quattro anni fa era solo 'al verde' - dovrebbe essere in grado di riportare il rapporto deficit-Pil al di sotto della soglia del 2% grazie a una crescita che potrebbe a sua volta raggiungere un "miracoloso" 2%. Per risollevare le sorti economiche del Paese e risparmiare sulle fonti energetiche, infatti, il governo ha cominciato a tassare l'utilizzo di combustibili fossili di case, uffici, automobili e fabbriche. Più diossido di carbonio produci, più paghi. E se non fai la raccolta differenziata e inquini a sproposito, vieni a maggior ragione tassato (i rifiuti degli irlandesi, in questi tre anni, sono stati sistematicamente controllati e pesati).La manovra ha fatto automaticamente salire, con aumenti dal 5 al 10%, il costo di petrolio, gas naturale e cherosene, riducendo la popolazione a un bivio: da una parte la possibilità di continuare a inquinare dilapidando il patrimonio in tasse; dall'altra un'inversione di marcia nel segno dell'ecologia. Gli irlandesi hanno scelto la seconda opzione e oggi il Paese non solo sta uscendo dalla crisi ma vanta un livello di sfruttamento dell'energia pulita da primato, con livelli di emissioni calati del 15% dal 2008 e del 6,7% nel solo 2011, anno in cui l'economia irlandese ha ricominciato a crescere.E dire che solo qualche anno fa il Paese era uno dei peggiori in Europa sotto il profilo della produzione di gas serra procapite, con livelli degni dei non certo eco-friendly Stati Uniti. "Non siamo dei santi come gli scandinavi - ha detto al New York Times Eamon Ryan, ministro dell'energia dal 2007 al 2011 - e infatti continuiamo a bruciare combustibili fossili e compriamo macchine e case sempre più grandi, in perfetto stile americano. Ma stiamo lentamente e progressivamente cambiando le nostre abitudini di vita".Di fronte all'imposizione della carbon tax, che in tre anni ha permesso al governo irlandese di raccogliere circa un miliardo di euro, di cui 400 milioni solo nel 2012, i partiti dell'isola di smeraldo non hanno battuto ciglio e la popolzione ha risposto investendo in energie rinnovabili e riciclaggio rifiuti. Un atteggiamento diverso rispetto a quello riscontrato negli Usa, dove l'imposta è stata ostacolata allo stremo dai repubblicani.Oggi il cittadino irlandese che acquista una macchina nuova viene tassato in proporzione a quanto il veicolo inquina. E per correre ai ripari, poche settimane fa, il gruppo Renault-Nissan ha siglato un'intesa con il governo di Dublino ed Esb (la principale società elettrica irlandese) per potenziare la diffusione dei veicoli elettrici sulle strade. La svolta ecologista è stata accolta con favore anche grazie all'efficace campagna di sensibilizzazione "Tackle litter before it tackles you" ("Placca l'immondizia prima che lei placchi te"), attuata dal governo, che ha diffuso in tv un simpatico video che mostra un bidone all'inseguimento del cittadino che non rispetta l'ambiente. Secondo i dati emersi l'anno scorso dal Weee Eurosummit, l'incontro sui rifiuti prodotti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, a livello di raccolta di rifiuti elettronici (Raee) al primo posto nell'Eurozona c'è proprio l'Irlanda, con 9 chilogrammi per abitante, seguita dalla Germania con 8,2 chilogrammi e dal Regno Unito con 7,5. L'Italia, con 4,7 chilogrammi per abitante, è appena riuscita a superare la soglia minima imposta dall'Europa, pari a 4 chilogrammi.Il piano irlandese di ripresa economica per il 2013 prevede l'imposizione di nuove tasse e nuovi tagli alla spesa: una situazione che certo continuerà a far bene alla politica ambientale ma che, sottolineano gli esperti, sta mettendo in ginocchio le classi sociali più povere. Ecco perché il governo ha deciso di cominciare a tassare anche il consumo di sigarette, considerate un lusso per ceti abbienti. Una cosa è certa: non si esce dalla crisi senza scontentare qualcuno, né senza sacrifici. Che, per una volta, questi non siano a carico del pianeta, al governo irlandese è sembrata l'opzione miglio
 
Godiamoci il freddo, finché dura: il 2013 sarà un anno caldissimo PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Martedì 08 Gennaio 2013 09:43
Da La Repubblica - L'INSODDISFAZIONE umana trova da sempre nella meteorologia la sua più appassionante valvola di sfogo. Inverni troppo freddi, estati troppo calde e le mezze stagioni, ufficialmente inesistenti, sono quel periodo infernale in cui "non sai mai come vestirti". Per darci qualcosa di serio per cui preoccuparci, l'ufficio meteorologico inglese, meglio conosciuto come Met Office, ha diffuso un rapporto che rivela che l'anno prossimo sarà uno dei più torridi dell'ultimo decennio, perché le temperature aumenteranno mediamente di 0,57°C.  Il 2013 sarà, secondo gli esperti, uno dei più caldi degli ultimi dieci anni e il clima mondiale raggiungerà una media da record, la più alta dal 1850. Farà molto più caldo che nel 2012, con temperature mediamente più alte da 0,43 a 0,71°C rispetto alla media planetaria, pari a circa 14 gradi (questo il dato registrato sulla base del trentennio 1961-1990). I dati in questione sono il frutto di uno studio condotto dal Met in collaborazione con l'università dell'East Anglia, il Nasa Goddard Institute of Space Studies e lo US National Oceanic and Atmospheric Administration. Secondo i ricercatori, le ragioni del surriscaldamento sono, da una parte, la naturale e inevitabile variabilità del clima, dall'altra l'emissione di gas serra. Dave Britton, meteorologo del Met Office, spiega però che un aumento globale delle temperature non significa necessariamente che ogni regione del mondo diventerà più calda, in quanto la variabilità climatica produce effetti diversi a seconda delle diverse parti del mondo. Che il surriscaldamento progressivo sia una realtà inevitabile lo conferma anche un altro studio pubblicato su Geophysical Research Letters e condotto da un team di ricercatori del National Climatic Data Center del NOAA, dell'Università del South Carolina, dell'Università del Colorado (Stati Uniti) e dell'Università di Berna (Svizzera). Il gruppo ha registrato i livelli di crescita di coralli, conchiglie, plancton marino e sedimenti lacustri, procedendo anche all'analisi delle carote di ghiaccio, reperendo tutte le informazioni possibili da elementi biologici, fisici o chimici contenuti in grotte o caverne e utilizzando i dati di 173 serie indipendenti, così da coprire un arco temporale il più ampio possibile, dal 1730 al 1995. Dai loro studi è emerso che il riscaldamento globale degli ultimi 15 anni del periodo di studio (1980-1995) è molto  più veloce rispetto al trend di lungo periodo (1880-1995).Anche il grano, secondo numerosi studi scientifici, sarà colpito dall'aumento della temperatura, dalle tempeste e dalla siccità che si intensificheranno negli anni a venire, ed entro il 2050, se non verranno presi provvedimenti, secondo l'International Food Policy Research Institute (IFPRI) la produzione potrebbe diminuire tra il 23 e il 27%.  Secondo l'organizzazione meteorologica mondiale, 11 dei 12 anni più caldi di sempre sono caduti dopo il 2001, e il 2012 dovrebbe, secondo le prime stime, collocarsi al nono posto, con un aumento medio di 0,45°C. La maggior parte degli scienziati ritiene che il principale colpevole di questo surriscaldamento esponenziale sia l'essere umano, che bruciando carburanti fossili ha certamente contribuito all'emissione di gas che hanno progressivamente fatto surriscaldare l'atmosfera, provocando di conseguenza l'innalzamento dei mari e gli eventi catastrofici degli ultimi anni che tutti conosciamo, dai tornadi agli uragani. In particolare, la quantità di emissioni di diossido di carbonio, che nel 2011 ha raggiunto il picco di 34 miliardi di tonnellate, ha toccato il record in Cina, stando ai dati dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE). Quest'anno gli eventi meteorologici "sinistri", del resto, si sono sprecati, dall'uragano Sandy, che a ottobre ha martoriato le coste orientali degli Stati Uniti, agli insoliti casi di siccità che hanno messo in ginocchio gran parte degli Usa e della Gran Bretagna. Il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico IPCC ha nei giorni scorsi emesso un report che rivela come le temperature globali potrebbero salire ulteriormente, fino a 2°C in più da qui al 2100, crescendo negli anni fino ad aumentare di 4,8 gradi addirittura. Inutile raffigurare lo scenario futuro per isole e zone "a rischio", tra innalzamento dei mari, inondazioni e uragani, per non parlare della possbile sorte degli animali. Le specie acquatiche, anche le più resistenti, sono infatti particolarmente sensibili all'aumento della temperatura dell'acqua causato dal cambiamento climatico, e lo dimostrerebbe in maniera inequivocabile uno studio pubblicato su Global Change Biology, secondo cui gli eventi atmosferici anche di breve durata come le "ondate di calore" incidono sugli stadi embrionali di specie come il granchio comune (Carcinus aestuarii) e hanno quindi enormi ripercussioni sul benessere e sull'abbondanza dell'intera popolazione della specie. L'ultima conferenza ONU sul Clima, tenutasi a Doha, in Qatar, pochi giorni fa, si è conclusa mettendo nero su bianco che fermare i gas serra è possibile, ma ha anche messo in luce quanto i risultati ottenuti finora siano modesti e inferiori alle possibilità dei singoli Stati. "I fondi per la riconversione del sistema produttivo sono a portata di mano  -  ha detto Achim Steiner, il segretario dell'Unep , il Programma ambiente delle Nazioni Unite  - Basta spostare i sussidi ai combustibili fossili, 523 miliardi di dollari nel 2011, in direzione dello sviluppo sostenibile, della green economy, delle fonti rinnovabili".
 
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