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MIROS Associazione Culturale - Scicli
Niente crisi per la cannabis, tra gli studenti consumo in aumento PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Sabato 04 Maggio 2013 15:45
Dla Web - La marijuana non conosce crisi. "Si stima che nel 2012, su una popolazione scolastica pari a 2,5 milioni di ragazzi, oltre 500 mila studenti delle scuole medie superiori abbiano consumato cannabis, poco più di 60 mila cocaina e 30 mila oppiacei. Ci sono poi i consumatori di allucinogeni e stimolanti: circa 60 mila per ciascuna categoriadi sostanze". A dirlo sono i dati della 15esima edizione dello studio sulla popolazione studentesca di Espad-Italia ('European school survey on alcohol and other drugs'), realizzato per il nostro paese dal reparto di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr). L'indagine ha coinvolto 45 mila studenti delle scuole medie superiori e 516 istituti scolastici di tutta la penisola."Il nuovo studio attesta una generale tendenza alla stabilizzazione nel numero di consumatori per tutte le sostanze; tuttavia, si osservano alcuni interessanti incrementi", dichiara all'agenzia Redattore Sociale la responsabile dello studio Sabrina Molinaro. Che poi aggiunge:"I dati parlano innanzitutto di un aumento del consumo di cannabis: nel 2012 dichiarano di averne fatto uso almeno una volta nella vita e negli ultimi dodici mesi rispettivamente il 28,1% e 22,1% del campione, contro il 27,5% e 21,5% rilevati nel 2011. Il dato nell'ultimo anno pone l'Italia 5 punti sopra il 17% della media europea, seppur lontanissima dal 42% della Repubblica Ceca e dal 39% della Francia. I ragazzi sono più coinvolti delle coetanee (27% contro 17%) e l'assunzione è avvenuta venti o più volte nell'ultimo anno per il 31% dei consumatori e il 16% delle consumatrici. L'età media del primo contatto è 15 anni".Aumentata lievemente anche l'assunzione di stimolanti: 3,8% nella vita e 2,6% nell'ultimo anno, contro 3,6% e 2,4% della precedente rilevazione, con un picco (consumi ultimo anno) del 4% tra i 19enni. Anche in questo caso, come avviene in genere, i maschi sono piu' attratti rispetto alle ragazze (3,6% contro 1,6%), in particolare da anfetamine ed ecstasy. L'eroina, sostanza in flessione rispetto al decennio scorso, segnala una lieve ripresa nell'ultimo anno: dall'1,2% nel 2011 all'1,3% (2% tra i maschi, 0,6% tra le ragazze) e anche tra gli assuntori frequenti (10 o più eventi nell'ultimo mese) si passa dallo 0,5% allo 0,6%. La cocaina è stata assunta nell'ultimo anno dal 2,7% degli intervistati (dato uguale al 2011), in maggioranza ragazzi (3,8% contro 1,6%); si attesta sullo 0,7% la quota di chi la assume regolarmente. Relativamente alle sostanze allucinogene (lsd, ketamina e funghi), il 2,5% dei giovani intervistati ammette l'uso nell'ultimo anno, ma tra i 19enni la quota arriva al 3,8% e l'1,5% nell'ultimo mese.
 
Terra, le previsioni per il 2052: troppi consumi, umanità a rischio PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Sabato 06 Aprile 2013 09:56
Da La Repubblica - ROMA - "Se l'umanità continua il suo percorso di consumo eccessivo delle risorse con una visione a breve termine potrebbe non sopravvivere". Questo quanto si afferma nel nuovo libro di Jorgen Randers, "2052: Scenari globali per i prossimi quarant'anni", la cui edizione italiana è stata presentata a Roma dall'autore insieme con il Wwf e il Club di Roma in occasione della Aurelio Peccei lecture 2013. A 40 anni dal volume I limiti dello sviluppo (primo rapporto del Club di Roma che nel 1972 ha messo in discussione la crescita continua), nel nuovo rapporto che guarda al 2052 (pubblicato in Italia per Edizioni Ambiente) Randers si pone delle domande alle quali risponde grazie al contributo di 30 esperti. Si scopre così che per i prossimi 40 anni le cose non andranno benissimo: per il rapporto "la causa principale dei problemi futuri è il modello politico ed economico predominante che è eccessivamente focalizzato sul breve termine". Tra i nodi che attendono l'umanità nel futuro: la risposta umana al processo di adattamento ai limiti del Pianeta potrebbe "essere troppo lenta per fermare il declino"; l'economia degli Usa "ristagnerà", quella di Brasile, Russia, India e Sud Africa "progrediranno", mentre la Cina sarà "un esempio di successo" per la sua "capacità di agire"; i poveri potrebbero arrivare a 3 miliardi, con una popolazione mondiale che toccherà il massimo "nel 2042" con 8,1 miliardi di persone, e calerà la fertilità nelle aree urbane; il Pil globale crescerà "molto più lentamente del previsto"; come se non bastasse la CO2 in aria continuerà ad "aumentare" portando "un incremento" delle temperature di "2 gradi nel 2052 rispetto alla media pre-industriale", raggiungendo i "più 2,8 gradi nel 2080"."Viviamo in un modo che non potrà essere portato avanti dalle generazioni future senza importanti cambiamenti - afferma Randers - L'umanità ha sfruttato le risorse della terra e, in alcuni casi, vedremo il collasso prima del 2052". "Si dimostra - osserva Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia e curatore dell'edizione italiana del volume - come sia impossibile cambiare rotta se non viene impostata una nuova economia che metta al centro il capitale naturale".
 
Incontro Rifiuti Zero PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Martedì 02 Aprile 2013 06:34
Sono state inserite le foto dell'incontro: "Scicli, città a rifiuti zero: utopia o realtà?" tenutosi il 22.03.2013 presso la Camera del Lavoro. Per prenderne visione, andare su Cene di MiRos e cliccare sul link corrispondente.
 
Il vergognoso business miliardario dell'acqua in bottiglia PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Venerdì 29 Marzo 2013 09:26
Dal Web - Business miliardari con introiti enormi per le aziende e scarsissimi ritorni per le Regioni. Enorme impatto ambientale e alti costi per i consumatori. In occasione della giornata mondiale dell’acqua, che si celebra oggi 22 marzo, Legambiente e Altreconomia presentano 'Acqua in bottiglia', il dossier che svela le pecche di un vizio tutto italiano.Un giro d’affari pari a 2,25 miliardi di euro che riguarda 168 società per 304 diverse marche commerciali; l’uso di oltre 6 miliardi di bottiglie di plastica prodotte utilizzando 456 mila tonnellate di petrolio, che determinano l’immissione in atmosfera di oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2: c’è un vero e proprio business dentro una bottiglia d’acqua.L’abitudine tutta italiana di preferire l’acqua in bottiglia a quella del rubinetto innesca, infatti, un meccanismo economico che porta immensi guadagni alle aziende imbottigliatrici e un’enorme consumo di risorse per il Paese, oltre ad alti livelli di inquinamento indotto e consumo di risorse.Nel 2011 i consumi di acqua sono aumentati rispetto all’anno precedente, passando da 186 a 188 litri per abitante all'anno (nel 2011), numeri che confermano il primato europeo del nostro paese per i consumi di acque minerali: dei 12,350 miliardi di litri imbottigliati nel solo 2011, oltre 11,320 miliardi sono stati consumati dentro i confini nazionali. Senza dimenticare che ancora oggi solo un terzo delle bottiglie viene avviato correttamente al riciclo, mentre la gran parte continua a finire in discarica o ad essere dispersa nell’ambiente e che per l’85% dei carichi si continua a preferire il trasporto su gomma.Questo vuol dire che una bottiglia d’acqua che proviene dalle Alpi percorre oltre 1000 km per arrivare in Puglia, con consumi di carburante e emissioni di sostanze inquinanti conseguenti. Cifre che potrebbero aumentare visto che l’affare delle acque in bottiglia continua ad essere molto vantaggioso per le società che lo gestiscono. Infatti, i canoni richiesti dalle Regioni per le concessioni sono, in molti casi, risibili, come nel caso della Liguria che chiede solo 5 euro per ciascun ettaro dato in concessione, senza prendere in considerazione i volumi emunti o imbottigliati, e incassando appena 3.300 euro all’anno per le 5 concessioni attive sul territorio.Ricordiamo che sui canoni di concessioni è intervenuta, già nel 2006, la Conferenza Stato-Regioni, provando a mettere ordine nel settore con un documento di indirizzo che proponeva di uniformare i canoni su tutto il territorio nazionale, prevedendo l’obbligo di pagare sia in funzione degli ettari dati in concessione che per i volumi emunti o imbottigliati, indicando come cifre di riferimento almeno 30 euro per ettaro e un importo tra 1 e 2,5 euro per m3 imbottigliato. Nonostante ciò, a sette anni dall’approvazione di tale documento, la situazione è ancora caotica e indefinita, come evidenzia il dossier di Legambiente e Altreconomia appena presentato, che divide le Regioni e le Province autonome in promosse, promosse con riserva, rimandate e bocciate, sulla base dei canoni richiesti, tutte comunque accomunate dalla medesima peculiarità, per cui le condizioni sono sempre molto più vantaggiose per le società che imbottigliano l’acqua che per le Amministrazioni. Nel dettaglio, l’unica Regione promossa nella classifica di Legambiente e Altreconomia è il Lazio che prevede un triplo canone, in funzione degli ettari dati in concessione (65 euro), dei volumi emunti (1 euro/metrocubo) e di quelli imbottigliati (2,17 euro a metro cubo), mentre 10 Regioni (Calabria, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto e Provincia autonoma di Trento) sono state promosse con riserva perché prevedono il doppio canone (volume + superficie) secondo le linee guida nazionali, con canoni per i volumi imbottigliati o emunti tra 1 e 1,50 euro per metro cubo. Seguono poi 4 Regioni rimandate che, pur prevedendo un canone in funzione dei volumi imbottigliati, applicano ancora importi inferiori a 1 euro per metro cubo, in disaccordo con le linee guida nazionali: Basilicata, Campania, Piemonte Abruzzo. Infine, la Provincia autonoma di Bolzano, l’Emilia Romagna, la Liguria, il Molise, la Puglia e la Sardegna risultano inderogabilmente bocciate perché adottano i criteri solo in funzione degli ettari dati in concessione o delle portate derivate.“Da Nord a Sud, sono ancora troppe le Regioni che non si sono ancora dotate di adeguati meccanismi per far pagare un canone equo alle aziende che imbottigliano – ha dichiarato Pietro Raitano, direttore di Altreconomia -. In tempi di crisi economica, il beneficio sarebbe importante per tutto il Paese, perché aumenterebbe le entrate senza intaccare posti di lavoro ma semmai contribuendo a processi economici più sostenibili. Processi che tuttavia hanno bisogno ancora di un costante impegno informativo, che noi di Altreconomia e Legambiente perseguiamo ormai da 7 anni”.“Da questa situazione emerge un’unica certezza: le Società che imbottigliano l’acqua continuano ad avere elevatissimi vantaggi economici. Degli oltre 2,25 miliardi di euro di affari incassati nel solo 2011, il ritorno economico per Comuni, Province o Regioni è stato assolutamente irrisorio, nonostante la risorsa alla base del profitto sia un bene comune che appartiene alla collettività – ha sottolineato il responsabile scientifico di Legambiente Giorgi Zampetti -. Se invece si applicasse un canone uniforme e soprattutto più elevato, come i 10 euro al metro cubo, proposti più volte da Legambiente, si arriverebbe ad avere degli introiti molto maggiori da vincolare a investimenti sul territorio riguardanti la tutela degli ecosistemi acquatici”.Con queste cifre, per esempio, la Liguria potrebbe incassare oltre 1,250 milioni di euro. La Basilicata passerebbe dagli attuali 323.464 euro a 9,2 milioni di euro, la Sardegna dagli attuali 39.464 salirebbe a 2,5 milioni di euro.Il problema dei canoni di concessione delle acque minerali e il tema della gestione delle risorse idriche ritornano fortemente attuali oggi in occasione della giornata mondiale dell’acqua per ribadire alcuni principi condivisi che andrebbero tenuti in conto per ogni attività relativa alla risorsa: l'acqua è risorsa limitata; l'acqua è un bene comune; chi inquina paga. Tre principi che dovrebbero guidare le Regioni nell’opera di revisione dei canoni di concessione, considerando l’altissimo valore della risorsa idrica, a maggior ragione quella di sorgente e di ottima qualità.Al tempo stesso occorre mettere in campo anche una forte azione per aumentare la fiducia nell’acqua di rubinetto per convincere anche quel 30% di famiglie italiane che ancora non ce l’anno - dato a cui ha contributo le vicenda altrettanto italiana delle deroghe sulle acque potabili, oggi ampiamente rientrata con la sola eccezione di alcuni Comuni della Regione Lazio. Occorre mettere in campo azioni per la promozione e la diffusione dell’utilizzo dell’acqua di rubinetto, attraverso campagne di sensibilizzazione dei cittadini e nelle scuole, la distribuzione delle “etichette dell’acqua potabile” (cioè la pubblicazione delle informazioni sulle caratteristiche organolettiche e chimiche dell’acqua di rubinetto nella bolletta), l’utilizzo di acqua in brocca nelle mense scolastiche o l’installazione di erogatori sui luoghi di lavoro, nelle strade e nelle piazze cittadine. Iniziative alla base della campagna Imbrocchiamola (www.imbrocchiamola.org) di Altreconomia e Legambiente.
Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Marzo 2013 12:06
 
Giornata mondiale dell'acqua, che resta una chimera per tanti PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Lunedì 25 Marzo 2013 17:06
Da La Repubblica - ROMA - Dopo 21 anni di celebrazioni della giornata mondiale dell'acqua (22 marzo) un'occhiata ai numeri dà una certa tristezza. Le persone che continuano a non avere accesso all'acqua potabile sono circa un miliardo e 2,5 miliardi di esseri umani non dispongono di servizi igienico-sanitari decenti. La somma di questi due dati ne produce un terzo: ogni 20 secondi un bambino muore per mancanza di acqua pulita. I rapporti delle Nazioni Unite si sforzano di mostrare il bicchiere mezzo pieno: in alcune aree del pianeta la situazione lentamente migliora. Ma la micidiale spinta demografica del ventesimo secolo ha costretto l'umanità a correre in salita su una scala mobile che scende: una grande fatica per restare praticamente fermi. Il numero dei disperati resta sterminato.Inoltre ai danni passati si somma ora la micidiale pressione del cambiamento climatico che sta alterando un ciclo dell'acqua già precario. Le riserve idriche sotterranee si stanno rapidamente esaurendo in moltissime aree del pianeta (dalla Cina agli Stati Uniti, dall'India all'Iran). E le zone aride coprono circa il 41% della superficie terrestre. Entro il 2025 quasi due miliardi di abitanti del pianeta vivranno in regioni ad alto rischio di crisi idrica.In questo quadro, tra le varie iniziative della giornata, c'è l'appello di Green Cross "Salva la goccia": un decalogo di buone azoni domestiche che vanno dal chiudere il rubinetto quando ti levi i denti (7 litri di acqua risparmiati) al preferire la doccia al bagno (100 litri risparmiati), dal riparare i rubinetti che gocciano (5 litri al giorno risparmiati) ai piatti lavati in una bacinella invece che sotto l'acqua corrente (90 litri risparmiati).Una buona azione ecologica è sempre apprezzabile e aiuta a far crescer la consapevolezza dell'importanza dell'acqua: moltiplicata per milioni di volte produce il suo effetto. Ma per risolvere il problema idrico bisogna aver presenti quali sono i numeri reali del consumo. La maggior parte dell'acqua che utilizziamo (più del 90% secondo i dati contenuti  nel libro "L'acqua che mangiamo", Edizioni Ambiente, che si può scaricare gratis) non si beve e non serve per lavarsi: si mangia.Buona parte dell'agricoltura moderna (ad esempio il 40% del raccolto mondiale di grano) è possibile solo grazie a un ciclo forzato dell'acqua che in molti paesi comporta un consumo superiore alla disponibilità di acqua rinnovabile: la differenza viene da depositi fossili che si ricaricano solo in migliaia di anni.Quindi la dieta che scegliamo, e in  particolare la quantità di carne che mangiamo, pesa enormemente sulla bilancia idrica di un paese: in una tazzina di caffè si nascondono 140 litri d'acqua, 135 in un uovo, 185 in un pacchetto di patatine, 75 in un bicchiere di birra, 2.400 in un hamburger. Commerciare cibo vuol dire comprare e vendere acqua virtuale: per i paesi ricchi è una maniera per scaricare altrove i problemi. Ma la tensione attorno alle fonti idriche continua a crescere. Con esiti difficilmente prevedibili.
Ultimo aggiornamento Martedì 26 Marzo 2013 09:30
 
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