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Esplora il significato del termine: Orti urbani, cresce la voglia di verde (e di risparmio)Orti urbani, cresce la voglia di verde (e di risparmio) PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Lunedì 08 Settembre 2014 09:08
Da Corriere della Sera - Una buona notizia tira l’altra. Giorni fa mi aveva favorevolmente colpito l’iniziativa della Regione Lazio chiamata “Torno subito”: 500 cervelli in fuga, ma per una volta con ricevuta di ritorno. Perché, incassati master ed esperienze in giro per le università del mondo, questi giovani riporteranno la valigia a casa per mettere in pratica le conoscenze acquisite. Tra i fortunati e bravi laureati delle cinque province laziali che hanno beneficiato di questo bando, finanziato con 5,4 milioni di euro dei fondi europei, c’è chi è volato a Seattle per vedere come si realizzano in quella città gli orti urbani per sviluppare poi a Roma una rete simile. Si guarda agli States con la speranza di portare anche a Roma, in un tratto di Tangenziale dismessa che dalla Nomentana arriva alla stazione Tiburtina, la realtà di frutteti, piste ciclabili e orti urbani illuminata da un progetto per il Comune dell’architetto canadese Nathalie Grenon.Una realtà, e questa è l’altra buona notizia, destinata ad aumentare il record di orti urbani, triplicati in tutt’Italia nel giro di tre anni. Lo ha reso noto nei giorni scorsi un’analisi della Coldiretti su dati Istat. Mai così tante aree verdi sono state destinate a orti pubblici e a giardinaggio ricreativo nelle città italiane capoluogo: nel 2011 occupavano solo 1,1 milioni di metri quadri, oggi si estendono su 3,3 milioni di metri. Sono assegnati in comodato ai cittadini richiedenti e concorrono a preservare spesso aree verdi per lo più incolte e destinate altrimenti all’abbandono e al degrado. Sono la riedizione aggiornata e perfezionata di quegli “orti di guerra” fioriti nelle grandi città durante il Ventennio per far sì che, in osservanza all’imperativo del Duce, “non ci fosse un lembo di terreno incolto”. O, se preferite, dei “victory gardens” degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, dove nel 1945 venivano coltivati 1,5 milioni di aree verdi sopperendo al 10 per cento della richiesta di cibo.“Sono il segno di una risposta alla crescente domanda di verde anche nelle città che, complice la crisi, spinge un italiano su quattro alla coltivazione fai da te per uso domestico”, sottolinea la Coldiretti.Ecco la geografia dei circa nove milioni di “hobby farmers”, gli agricoltori per divertimento. Su scala nazionale la metà dei capoluoghi di provincia ha messo a disposizione nel 2013 orti urbani per i cittadini: nelle città del Nord la percentuale sale all’81 per cento (Torino, Bologna, Parma e Milano, qui con 2.800 appezzamenti, sono in testa); meno di due capoluoghi su tre nell’Italia centrale hanno orti urbani; nel Sud sono presenti soltanto a Napoli, Barletta, Andria, Palermo e Nuoro.La voglia di verde e di risparmio sta facendo crescere velocemente anche una rete di personal trainer che insegnano a occuparsi del verde.
 
In arrivo a dicembre la sigaretta che non brucia PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Sabato 30 Agosto 2014 07:58
Da La Repubblica - BOLOGNA - Arriva a dicembre la sigaretta che non brucia e che garantisce lo stesso gusto di quelle tradizionali ma, con meno effetti collaterali. Ad annunciarlo è Eugenio Sidoli, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia, che sottolinea come la 'rivoluzione' partirà dall'Italia,con la produzione concentrata a Bologna."Iqos, questo il nome della sigaretta del futuro - spiega Sidoli - è la nuova frontiera del fumo. Una lama scalderà il tabacco, non c'è più combustione, la sigaretta non si accende e i danni alla salute saranno ridotti sensibilmente, se le analisi cliniche in corso di svolgimento da parte di un ente terzo negli Stati Uniti lo dimostreranno. Il tabacco non si fuma ma si inala, ma con l'inalazione c'è lo stesso gusto".Il dispositivo promette di evitare l'assunzione di tutte quelle sostanze, a partire dal monossido e dal biossido di carbonio, che si sprigionano al momento dell'accensione di carta e tabacco. I test che lo certificheranno sono in corso da parte di un ente terzo negli Usa, e nel frattempo alle porte di Bologna, a Crespellano, si prepara la prima fabbrica che lo produrrà. "L'investimento è stato massiccio - continua Sidoli - 2 miliardi di euro in ricerca e sviluppo negli ultimi 17 anni e fino a 500 milioni stanziati per costruire la prima fabbrica entro il 2016. Mai un'industria straniera aveva stanziato una cifra così per un greenfield nel nostro Paese. Daremo lavoro fino a seicento persone e quando la fabbrica sarà a pieno regime tireremo fuori 30 miliardi di stick in un anno; il 6 per cento del consumo di sigarette europeo".La sigaretta che non brucia sarà però solo l'inizio della 'rivoluzione'. "Quello che vorremmo portare al mercato è solo il primo di una generazione di prodotti nuovi - spiega l'ad di Philip Morris Italia. Tra sei mesi il quadro sarà più chiaro, ma vedrete sarà l'inizio della rivoluzione. In tempi rapidi tutto il mercato potrebbe convertirsi a prodotti simili a questo".Sidoli non nasconde però che l'obiettivo finale della 'rivoluzione' dovrebbe essere un mondo senza fumo, o quantomeno con molte meno sigarette soprattutto tra i giovani. "E' il momento - spiega - di fare una battaglia insieme. Di unire istituzioni, famiglie e industrie del tabacco per costruire una società con meno fumo per i nostri figli. Serve un impegno corale, serve una responsabilità collettiva". 
 
Sigarette elettroniche, Oms mette in guardia: "Vietarle nei luoghi chiusi" PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Sabato 30 Agosto 2014 07:51
Da La Repubblica - SEMBRAVA essere una speranza per milioni di fumatori che, senza a fare a meno dell'amato tabacco, volevano ridurre i danni del fumo sul proprio fisico. Oggi arriva però il monito dell'Organizzazione mondiale della sanità che ridimensiona le proprietà delle sigarette elettroniche che in questi ultimi anni si sono affermate sul mercato mondiale. E tornano i dubbi sulla loro non tossicità: l'anno scorso il procuratore di Torino Raffaele Guariniello aveva aperto un fascicolo d'indagine dopo che un'analisi commissionata dal settimanale il Salvagente aveva rivelato la presenza di metalli pesanti nelle sigarette elettroniche.Un lungo report dell'Agenzia delle Nazioni Unite, realizzato in vista della sesta sessione della Conferenza dei paesi membri della Convenzione per la lotta contro il tabagismo, che avrà luogo a Mosca dal 13 al 18 ottobre prossimi, sostiene la necessità di una regolamentazione dei dispositivi elettronici che permettono di fumare. E rilancia una serie di misure da adottare: in primis quella di rendere minimo il contenuto e l'emissione di sostanze tossiche e vietare le miscele con aromi alla frutta, ai dolci e alle bevande alcoliche.Le prove esistenti - sostiene il report dell'Oms - dimostrano come le e-cigarette non siano costituite da "semplice vapore acqueo" e vi sono elementi sufficienti per mettere in guardia "bambini, adolescenti, donne in stato di gravidanza e donne in età procreativa" sulle conseguenze a lungo termine del consumo di sigarette elettroniche per lo "sviluppo cerebrale". Una vera e propria "minaccia" per questi soggetti, ai quali deve essere essere vietata la vendita.Inoltre raccomanda di vietare l'uso delle sigarette elettroniche nei luoghi pubblici chiusi a causa del rischio di fumo passivo "almeno finché non venga provato che i vapori emessi non siano pericolosi per le persone che stanno intorno". E sollecita i paesi che hanno ratificato il patto anti-tabacco a considerare l'introduzione di limiti su promozioni e sponsorship di questo prodotto.Uno studio Usa pubblicato dall'organismo sul controllo e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti (Cdc) sembra confermare l'allarme dell'Oms. I giovani non fumatori sono attirati dalle sigarette elettroniche più che da quelle tradizionali, e quando le hanno provate sono più inclini ad accendere quelle convenzionali. Nel 2013 più di 263.000 ragazzi statunitensi che non avevano mai fumato hanno sperimentato il dispositivo elettronico, dato triplicato dal 2011, quando erano stati 79.000. E il 43,9% di quelli che l'hanno provato si dice tentato dal fumare le tradizionali sigarette entro l'anno successivo, numero doppio rispetto a quanti non hanno mai fumato.L'Oms ricorda anche i dati del boom della e-cigarette: 466 marchi nel 2014 in tutto il mondo per una cifra spesa globalmente (dato del 2013) di 3 miliardi di dollari. Con un potenziale aumento delle vendite del 17% da qui al 2030. L'Organizzazione della sanità sottolinea come il mercato delle "bionde" elettroniche sia nelle mani delle multinazionali del tabacco e sollecita le case produttrici a evitare di sostenere ( e di scrivere sulle confezioni) che vi siano prove scientifiche del fatto che le sigarette elettroniche aiutino a smettere di fumare.L'Italia, con il decreto istruzione approvato lo scorso novembre, era andata in senso contrario rispetto alle misure suggerite dall'Oms oggi, permettendone l'utilizzo nei luoghi pubblici (ad eccezione di scuole e ospedali) dopo che una precedente normativa ne aveva disposto il divieto. 
 
Veronesi: io difendo la sigaretta elettronica PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Sabato 30 Agosto 2014 07:46
Da La Repubblica - Nature, la rivista portavoce del rigore scientifico mondiale, definisce "fandonie" gli attacchi che vengono sistematicamente sferrati alla sigaretta elettronica in nome del principio di precauzione. Lo fa attraverso la pubblicazione di un editoriale di Daniel Sarewitz, Direttore del Consortium for Science, Policy and Outcomes dell'Arizona State University. È la posizione per cui da anni mi batto in Italia insieme a Carlo Cipolla dell'Istituto europeo di Oncologia, Riccardo Polosa dell'Università di Catania e Umberto Tirelli dell'Istituto Nazionale Tumori di Aviano.Considerati i milioni di cittadini che moriranno per fumo nel prossimo futuro, che senso ha sprecare anni per scoprire i possibili rischi collaterali del vapore della sigaretta elettronica, che sono sicuramente meno gravi del rischio certo del fumo della sigaretta tradizionale, invece di sperimentare subito quella che si prospetta come soluzione ad uno dei più gravi problemi della salute pubblica mondiale? Si chiede Sarewitz.Il fumo di sigaretta è la prima causa conosciuta di cancro: il solo tumore del polmone provocato dal tabacco uccide due milioni di persone all'anno nel mondo, di cui 40.000 in Italia, senza contare le morti per altri tumori legati al fumo, o per danni cardiocerebrovascolari. La sigaretta è quindi da considerare, per il peso di morte precoce, malattia, disabilità e dolore che porta ovunque si diffonde, una calamità sociale peggiore di una guerra o di qualsiasi epidemia che abbia colpito l'umanità.Per quarant'anni la comunità medica e oncologica in particolare, si è impegnata per far smettere di fumare, ma ha fallito sostanzialmente perché è rimasta isolata e i governi non hanno mai considerato la lotta al tabagismo una priorità assoluta delle politiche sanitarie e sociali. Recentemente si è tentata allora un'altra via per salvare delle vite che possono facilmente essere salvate: rendere la sigaretta meno pericolosa. Si è arrivati così alla sigaretta senza tabacco. Il tabacco, quando raggiunge la temperatura di combustione, libera ben 13 idrocarburi policiclici cancerogeni, che il fumatore assorbe attraverso i polmoni, insieme ad altre decine di sostanze cancerogene che derivano anche dalla combustione della carta.Nella sigaretta elettronica il tabacco è sostituito da una soluzione acquosa che contiene glicole o glicerina vegetale, entrambe innocue, integrata da aromi vari. Per facilitare la disassuefazione si può aggiungere una bassa dose di nicotina, anziché assumerla per via orale o transdermica. La sigaretta elettronica è uno strumento efficace per contrastare la gravissima tragedia del cancro del polmone. Se per ipotesi tutti i fumatori di sigarette tradizionali passassero alla sigaretta senza tabacco si otterrebbe a breve una riduzione drastica del cancro polmonare, che nel tempo diventerebbe una malattia rara. Il legame causa-effetto fra sigaretta tradizionale e cancro (oltre che malattie cardiovascolari) è infatti una certezza solida dell'oncologia.Chiarito questo punto fondamentale, si può discutere sul fatto che la sigaretta elettronica sia anche uno strumento di disassuefazione, come appare dai primi studi internazionali. È inevitabile che la sigaretta elettronica sia invisa alle multinazionali del tabacco e ai produttori e che la loro forza di lobby a livello mondiale si stia indirizzando accanitamente in questa direzione.Questo non dovrebbe tuttavia spingere istituzioni mondiali e nazionali preposte alla salute dei cittadini a prendere posizioni contro la sigaretta elettronica sulla base di possibili rischi (del vapore, degli aromi e così via) non scientificamente documentati. Come sottolinea anche Sarewitz su Nature, c'è una sproporzione enorme tra un'ipotesi di rischio collaterale e la certezza di provocare un cancro del polmone. L'Istituto Europeo di Oncologia sta elaborando i dati del protocollo sulla sigaretta elettronica (un protocollo internazionale ufficiale, censito dall'ente americano per l'idoneità alle sperimentazioni scientifiche sull'uomo) che ha appena concluso e sarà oggetto di pubblicazione entro fine anno. Nello studio non si è verificato un solo singolo caso di tossicità o effetto collaterale, in presenza invece di una significativa efficacia della sigaretta elettronica senza nicotina nella disassuefazione dal fumo.Uno studio pilota pubblicato sul Bmc Public Health dall'Università di Catania ha dimostrato l'efficacia e la sicurezza della sigaretta elettronica. Insieme ai miei colleghi, sosteniamo quindi la posizione di Nature e rinnoviamo l'invito, già presentato all'Oms con una lettera firmata da altri 50 scienziati europei e americani, a non criminalizzare la sigaretta elettronica, e non lanciare allarmi e divieti basati su supposizioni, ma al contrario, promuoverne lo studio scientifico e l'utilizzo nella lotta al cancro e alle malattie cardiovascolari.
 
E-cig, l'Istituto superiore di sanità a Veronesi: "Oms ha ragione, non sono innocue" PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Lunedì 01 Settembre 2014 07:04
Da La Repubblica - ROMA - L'Istituto Superiore di Sanità (Iss) "supporta l'approccio rigoroso dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in materia di sigarette elettroniche, auspicando che solo l'evidenza scientifica guidi ad un approccio di sanità pubblica". Lo afferma il commissario straordinario dell'Iss, Walter Ricciardi, replicando alle critiche dell'oncologo Umberto Veronesi alla posizione dell'Oms, che ha raccomandato di vietare la vendita di e-cig ai minorenni e il loro uso negli spazi pubblici chiusi. Le e-cig, afferma, "non son innocue" e "le evidenze scientifiche che facciano smettere di fumare sono limitatissime".E' "necessario - rileva Ricciardi in una nota - che l'Oms e tutte la autorità sanitarie mondiali basino le proprie decisioni sulla migliore evidenza scientifica e non diano per scontate le strategie promozionali sia dei produttori di e-cig sia di sigarette tradizionali". Molti produttori di e-cig, avverte, "fanno una serie di affermazioni non provate o francamente false inducendo il pubblico a credere che questi prodotti siano innocui (mentre come sottolineato dall'Oms e cominciato a dimostrare anche dall'Iss, non lo sono) e le evidenze scientifiche che le e-cig facciano smettere di fumare sono ancora limitatissime". Vi è invece "evidenza - afferma Ricciardi - che la maggior parte degli utilizzatori di e-cig continuino a fumare anche sigarette tradizionali e che essi abbiano scarsi o nulli benefici in termini di riduzione delle malattie cardio-vascolari, mentre tutti gli studi di popolazione fino ad oggi pubblicati mostrano in modo univoco che i fumatori che usano e-cig abbiano addirittura una minore probabilità di smettere di fumare". Inoltre, vi è già una "buona evidenza scientifica (proveniente anche dagli studi dell'Iss) che le e-cig - spiega - rilascino nell'ambiente emissioni di diverse sostanze tossiche per la salute umana, tra cui: particelle ultrasottili, glicol propilene, nitrosamine tabacco-specifiche, nicotina, composti organici volatili (Voc), carcinogeni e tossine, incluso benzene, piombo, nickel ed altri". L'indicazione dell'Oms ad evitare l'uso delle e-cig negli spazi chiusi e nei luoghi pubblici, sottolinea il commissario straordinario dell'Iss, "è finalizzata proprio a prevenire un'esposizione significativa a queste sostanze".Veronesi, nel criticare la posizione dell'Oms, ricorda Ricciardi, "fa riferimento alla lettera di 50 scienziati europei e americani (di cui era anch'egli firmatario) già contro l'attività dell'Oms sulla e-cig. A questa lettera - conclude - avevano prontamente replicato 129 scienziati da 31 paesi in 5 continenti per, viceversa, supportare l'attività dell'Oms che era ed è improntata alla migliore evidenza scientifica".
 
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