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Taormina. “L’appartamento Bisex” e l’aria di Natale che non ti aspetti PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Domenica 12 Febbraio 2017 17:46
Successo di pubblico per la prima della commedia di Rosario Blandino, adattata e diretta da Anna Maria Raccuja, andata in scena ieri sera al cinema Olimpia e stasera in replica. di Maurizio Andreanò 17 Dic. 2016  "L'appartamento Bisex". Salvo (Leopoldo Di Leo), Leonilda (Alessandra Caltabiano) e Assuntina (Anna Maria Raccuja)Questa volta non è stato il solito cinepanettone a riempire la sala cinematografica locale e a instillare nei cuori i primi buoni sentimenti tipici del Natale, ma un’inedita commedia di Rosario Blandino adattata e diretta da Anna Maria Raccuja: “L’appartamento Bisex”. Come in un film di Pupi Avati, ci siamo ritrovati protagonisti in una di quelle scene in cui il confine tra spettacolo e pubblico svanisce. E allora ti accorgi che non manca nessuno e che il tuo vicino di poltrona è l’avvocato del noto studio legale della città; qualche posto più in là, il Comandante dei vigili urbani e signora; alle spalle il consigliere che ti saluta con un gesto del capo; in prima fila, l’uomo del momento, il mecenate de “Le Rocce” Antonio Presti e vai avanti così volgendo l’attenzione verso una sala gremita in ogni ordine di posti cercando di incrociare gli sguardi più o meno famigliari in attesa che si spengano le luce e inizi lo spettacolo.La trama. “L’appartamento Bisex” è una commedia brillante inedita di Rosario Blandino, medico chirurgo al S. Vincenzo di Taormina, sciclitano d’origine ma taorminese d’adozione. L’adattamento e la regia sono di Anna Maria Raccuja, attrice e regista teatrale diplomata all’Accademia di Teatro Contemporaneo Gesti diretta da Guglielmo Ferro. Salvo (Leopoldo Di Leo) e Anselmo (Antonio Palermo), i protagonisti di questa storia, condividono lo stesso appartamento nonostante le notevoli ed evidenti diversità, sia per il carattere che per lo stile di vita. Anselmo è un seduttore seriale, un vero e proprio latin lover che trascorre le sue giornate programmando appuntamenti galanti con donne ogni giorno diverse; una per ogni giorno della settimana. Salvo invece, cerca di rimettere ordine nella sua vita sentimentale con un nuovo amore, nonostante a sua insaputa, dal passato stiano per arrivare delle novità a lui finora sconosciute. Assuntina (Anna Maria Raccuja), la cameriera, cercherà tra un colpo di scena e l’altro di mettere ordine non solo in casa ma anche e soprattutto nella loro vita. Il susseguirsi di vari personaggi, a volte eccentrici e stravaganti, rende vivace e ricca di sorprese la commedia, riservando non solo risate ma anche qualche momento di riflessione sul tema dell’Amore.Gli altri protagonisti. Un plauso va inoltre al resto dei protagonisti della commedia: Padre Alfonso (Giorgio Gullotta); Beatrice (Stefania Gullotta); Jessica (Piera Bandinelli); Leonilda (Alessandra Caltabiano); Dorian (Riccardo Campa); Alfio (Turi Spadaro); Vartuliddu (Daniele Cingari); Don Saru (Turi Spadaro) Michela (Michela Blandino) e Cupido (Giorgio Gullotta).Ringraziamenti.ÂÂ È entusiasta l’attrice e regista Anna Maria Raccuja che ci confessa: «Ho accolto immediatamente l’idea di portare in scena questa commedia, non appena il suo autore, Rosario Blandino, me ne ha fatto proposta. Leggendo il testo ne ho subito riscontrato delle potenzialità, non solo per quel che riguarda la realizzazione, ma, anche e soprattutto per quel che riguarda il messaggio da voler dare. È una commedia, che tra risate e colpi di scena esilaranti, fa riflettere sul significato che viene dato oggi alla parola, Amore, riscoprendone il valore attraverso le cose semplici della vita, quali, l’amicizia, la famiglia, gli affetti più cari. Abbiamo voluto affrontare questa sfida di portarlo in scena in un tempo più o meno breve, considerando le notevoli e oggettive difficoltà di realizzazione degli spettacoli. Ma grazie all’aiuto e alla collaborazione, dell’amministrazione comunale, che ne ha dato il libero patrocinio, e di tutti coloro che hanno messo cuore e impegno in questo progetto, siamo riusciti a portarlo in scena nel periodo prenatalizio, andando, addirittura, al di sopra delle nostre aspettative, visto il grande successo di pubblico e l’affetto dimostrato da tutti. È incredibile, se si considera che già due settimane prima del debutto abbiamo registrato il sold out, dovendo replicare la domenica e riempiendo nuovamente con più di 350 posti il teatro. Ciò dimostra quanto sia viva e sentita dalla cittadinanza la voglia di riappropriarsi dei luoghi di incontro, dove condividere eventi, trascorrere qualche ora di svago, ritrovarsi insieme, supportando le iniziative artistiche e culturali».Un luogo “stabile” per compagnie teatrali taorminesi. La prima, andata in scena ieri e in replica stasera, si è realizzata grazie alla sforzo e generosità di tutti i partecipanti e di diversi sponsor privati che hanno permesso la copertura dei costi di affitto del locale e di tutto il necessario per la messa in scena dello spettacolo. Forse il successo di pubblico è il segnale che i tempi sono maturi per “consacrare” un luogo pubblico ad uso delle compagnie teatrali taorminesi e di questo avviso è anche la regista: «Voglio ricordare la grande partecipazione da parte della nostra Comunità, quando Taormina vantava diverse compagnie teatrali, che vide protagonisti registi e attori locali che hanno determinato la storia del Teatro e delle tradizioni di questa città. Per non parlare poi dei grandi nomi dello spettacolo che sono passati di qua, tra cui, tanto per citarne alcuni, Turi Carnazza, Renzino Barbera, Giovanni Cutrufelli, Turi Ferro, Ida Carrara, Salvo Randone e tanti, tanti altri. Taormina vive di quel ricordo, di quell’entusiasmo. Credo che il teatro oggi più che mai rivesta un’ importanza sociale per le nuove generazioni. Questo è il motivo per cui cerco di diffondere la cultura del teatro nelle scuole, attraverso diverse iniziative e attività teatrali, affinché possano scoprirne l’impatto emotivo e umano che ne scaturisce». Chissà se i molti amministratori locali presenti siano stati raggiunti da questo pensiero……. Epilogo… A fine spettacolo, durante gli applausi finali, mi ritrovo a provare nuovamente quella prima emozione, ma adesso ho chiaro il film di Pupi Avati. È “Gli amici del bar Margherita” e la scena che adesso mi riaffiora in mente è quella della foto di gruppo in cui ogni personaggio, come direbbe Al (Diego Abatantuono), «nel suo piccolo» è protagonista… E stasera la replica!
Ultimo aggiornamento Domenica 12 Febbraio 2017 17:53
 
Acqua, aria (e vite): quanto costa al pianeta un chilo di carne PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Mercoledì 28 Ottobre 2015 12:09
Dal Corriere della Sera - Mangiare un solo hamburger equivale a usare l’acqua necessaria per due mesi di docce. Al contrario per un chilo di carote bastano 131 litri di acqua. La «scomoda verità» (per parafrasare il film del 2006 con protagonista Al Gore) è insomma che ci stiamo letteralmente mangiando il pianeta. Nonostante questo, il consumo di carne e derivati animali è in costante crescita. Ovunque.«Cowspiracy»Â è un fortunato gioco di parole tra cow (mucca) e conspiracy (cospirazione) che in italiano si potrebbe tradurre con qualcosa tipo «La congiura delle vacche». È il titolo scelto dai registi Kip Andersen e Keegan Kuhn per un documentario che — prodotto dall’attore Leonardo Di Caprio e acquistato da Netflix — rischia di diventare un caso mondiale. Il film (arrivato anche in Italia grazie all’organizzazione animalista Essere Animali) si pone infatti l’ambizioso obiettivo di denunciare una volta per tutte come «l’industria più distruttiva del pianeta» (quella degli allevamenti intensivi) — nonostante le evidenze — sia ancora ben lontana dall’essere messa in discussione nelle politiche di governi e associazioni che puntano alla tutela dell’ambiente. Una «cospirazione» che — dicono gli autori — per salvaguardare l’immenso potere economico di questa industria, mette a rischio tutti noi.La domanda è questa: perché se tutti noi ci impegniamo quotidianamente a riciclare e differenziare i rifiuti, usare mezzi pubblici e veicoli a basse emissioni, usare con parsimonia l’acqua, non ci sentiamo altrettanto convinti della necessità — se non di diventare vegetariane o vegani — di ridurre al minimo i nostri consumi di carne? Eppure l’impronta ecologica della dieta «carnivora» sull’ambiente avviene su molteplici fronti (produzione di gas serra, consumo idrico, consumo del territorio, inquinamento) e con risultati così eclatanti da far apparire quasi innocuo l’impatto di ogni nostra altra attività.Un allevamento di boviniGià nel 2006 un rapporto della Fao ha evidenziato come i gas serra prodotti dall’allevamento siano superiori a quelli del settore dei trasporti: il 18% del totale. E da allora gli studi in materia si sono moltiplicati . Un recente articolo apparso su Business Insider ha calcolato la produzione di Co2 per i vari tipi di carne mettendoli a confronto con la produzione di proteine vegetali. Un chilo di agnello porta con sé una parallela produzione di 39,2 kg di Co2 (l’equivalente di un viaggio in auto di almeno 140 km), per il maiale 12,1 kg, per il tacchino 10,9. Mentre 13,5 kg di Co2 vengono rilasciati nell’atmosfera per ogni chilo di formaggio prodotto. Le lenticchie? Siamo sotto al chilo.La situazione non migliora se ci concentriamo sull’acqua. Il cibo ricavato dagli animali ne consuma almeno da 5 a 10 volte di più di quella che serve ad un’alimentazione vegetale: se per 1 kg di carne bovina sono necessari non meno di 15 mila litri di acqua (più o meno l’equivalente di 110 vasche da bagno), circa 6 mila invece per un chilo di maiale, mentre per 1 kg di riso ne sono sufficienti poco più di 2.500. Per i vegetali in generale il rapporto acqua-calorie è di 1,34 al litro: la metà della carne di pollo, quasi dieci volte di meno se si prende in considerazione il manzo.Passando al «consumo di suolo», secondo un calcolo fatto considerando non solo lo spazio occupato dagli allevamenti ma anche dalla coltivazione di vegetali necessari al sostentamento degli animali (secondo le statistiche della Fao, il 50% della produzione mondiale di cereali ed il 90% di quella di soia sono destinate al bestiame come mangimi) l’industria alimentare sfrutta ad oggi circa il 40% dello spazio disponibile sulla Terra. Un esempio su tutti: la foresta Amazzonica, in cui l’88% del territorio disboscato è stato adibito a pascolo. Senza contare l’altra pesante conseguenza degli allevamenti: le deiezioni del bestiame. Una sola vacca da latte ne produce quanto 20-40 persone. Il problema è come e dove smaltirli.Eppure, nonostante gli studi sull’impatto ambientale della nostra predilezione per carne e derivati si moltiplichino, non si evidenzia nessuna controtendenza in merito. Anzi. Se già nel 1992, in «Ecocidio, ascesa e caduta della cultura della carne», Jeremy Rifkin denunciava le conseguenze del crescente stile di vita assai poco veg-friendly nel mondo occidentale, oggi (oltre 20 anni dopo) il trend non si è affatto invertito. Secondo il Worldwatch Institute, il consumo di carne pro capite dal 1995 è aumentato del 15%. E avanza anche nei Paesi cosiddetti in via di sviluppo. In Sudamerica è passato dai 50,43 kg del 1981 ai 66,52 kg del 2011. In Africa dai 12,3 kg ai 17,99.Alcuni paesi «pesano» più di altri. Ogni cittadino Usa mangia 117 chili di carne all’anno (la media mondiale è di circa 37) contro i 108,5 del 1981. In Cina il consumo pro capite si ferma a 58,5 kg ma è più che raddoppiato rispetto al 1981 (20,47 kg). E, considerato che la Cina è il Paese più popolato al mondo (con oltre 1 miliardo e 300 milioni di persone) è ovvio che sia leader nel consumo di carne a livello mondiale: nel 2012 ha raggiunto un consumo annuale di 71 milioni di tonnellate, più del doppio di quello degli Stati Uniti. In Italia la crescita è più «contenuta»: siamo passati dai 75,36 kg a testa del 1981 agli 86,65 kg del 2011. Ma risalendo all’indietro al 1961 (31Kg di carne pro capite) l’aumento è di circa il 190%. E se — ad esempio — con le dovute cautele proviamo a calcolare l’impronta idrica del consumo pro-capite della sola carne di maiale in Italia tra il 1981 e oggi vediamo che siamo passati da circa 151 mila litri di acqua per persona (per 25,17 kg) a circa 240 mila (per 40,12 kg).Secondo la Fao niente fa prevedere che — a meno di drastiche iniziative — questo andamento possa invertirsi nel futuro. Complice crescita della popolazione e del «benessere» in nuovi Paesi. Le previsioni dicono che entro il 2050 le proteine animali nella nostra alimentazione aumenteranno di due terzi rispetto ad oggi. Il consumo di carne crescerà del 73% e quello di prodotti caseari del 58%. Il risultato: un ulteriore incremento della produzione, ovviamente a basso costo.Il che significa un’ulteriore intensificazione dell’industrializzazione del settore dell’allevamento. Maiali, mucche, capre, poli. conigli, agnelli diventeranno ancora di più «macchine» da carne, da uova, da latte. Con tutto quello che ciò comporta da un punto di vista del cosiddetto «benessere animale». A meno che si possa parlare di «benessere» per animali che comunque, prima o poi, finiranno al macello. Secondo l’Atlas meat - promosso dall’associazione ambientalista Friends of the Earth, se — ad esempio — nel 1992 un allevamento di suini in Nord America poteva ospitare meno di mille capi, nel 2012 la capienza era passata agli oltre 8 mila. Passando dal conteggio di consumo in kg di «carne» a quello in numero di animali uccisi, le «cifre» sono da capogiro: se nel 1981 — considerando le stime solo su bovini, suini e polli — gli animali macellati per finire nei nostri piatti erano stati (a livello mondiale) oltre 21 miliardi e 300 milioni, nel 2011 siamo arrivati a oltre 64 miliardi. Un’ecatombe.Per finire con una citazione. «Una delle maggiori opportunità di vivere i nostri valori o di tradirli — ha scritto Jonathan Safran Foer nell’epocale libro «Se niente importa» — sta nel cibo che mettiamo nei nostri piatti. E vivremo o tradiremo i nostri valori non solo come individui, ma anche come nazioni».
 
Come sopravvivere (bene) riducendo i pericoli della carne PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Mercoledì 28 Ottobre 2015 11:55
Dal Corriere della sera - L’Inran lo aveva già detto: per una sana alimentazione la quantità di carne rossa consigliata in una settimana è di 100 grammi procapite. Poi è arrivata l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) di Lione, massima autorità in materia di studio degli agenti cancerogeni che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e ha inserito le carni rosse e lavorate fra le sostanze che possono causare il cancro negli uomini. I dettagli sono tutti nello studio pubblicato dalla rivista scientificaLancet Oncology dove, oltre a un invito alla moderazione, si pone anche l’accento sulla tipologia di cottura utilizzata. Le più pericolose: essiccazione o affumicamento, fritture, barbecue e grigliata. Per dire, la cotoletta non è il massimo…E allora, al di là delle esasperazioni, come è giusto comportarsi se si è comunque, e a dispetto delle mode vegetarian-vegane, fan irriducibili della carne? Se la vostra dieta ideale è quella paleolitica, ad esempio, che consiste nel nutrirsi quasi esclusivamente di carne come i nostri antenati preistorici. Una fan illustre? La direttrice di Vogue America Anna Wintour: è noto che lei fosse solita farsi portare una bistecca al sangue con salsa bernese ogni giorno all’ora di pranzo, senza mai mangiare null’altro. Molto significativo, in questo senso, l’articolo di Zoe Williams sul Guardian, scritto subito dopo la morte del padre per tumore: «Se c’era una certezza nella sua vita, è che si era sempre nutrito prevalentemente di carne rossa. Quindi decretando la fine della sua esistenza. Eppure, come fai a dire a una persona che sta sbagliando ad alimentarsi di quello che più gli piace?».Già, ma 100 grammi in tutta la settimana possono essere difficili da accettare se si è abituati a consumi molto più elevati. Ed è inutile dire che si punta sulla carne grass feed (da animali allevati all’aperto e solo con erba) o su quella biologica. Se l’obiettivo deve essere la riduzione drastica servono alternative valide. Davvero.Abbiamo provato dunque a simulare una settimana da «nuovi carnivori». Cioè con solo 100 grammi di carne rossa a settimana. Non so se riusciremo a convincervi, ma almeno vogliamo provarci con convinzione. Lasciando l’arrosto della domenica come punto fermo della nostra alimentazione, la domanda è: cosa mangeremo da lunedì in poi? Ecco alcune proposte.LunedìLa scelta più facile (e forse anche quella più diretta) sono le noci, le mandorle, le nocciole…. Il burro di nocciole ad esempio è un’eccellente fonte di proteine con 4 grammi a cucchiaino. Meglio sceglierlo non salato. E se invece volete una variante all’italiana, un’insalata mista con mandorle e magari un frutto (buonissimi i fichi o, meno caloriche, le arance) è un piatto perfetto e ben bilanciato. Basterà aggiungere pochissimo olio extravergine.MartedìI semi, molto popolari in Medioriente, apportano circa 33 grami di proteine per 100 grammi. Sesamo, girasole, zucca. Se volete potete tostarli rendendoli ancora più saporiti. Consumateli nello yogurt, nel latte. O con del formaggio molle come la ricotta di vaccino. Vanno benissimo anche sulle verdure, come zucchine arrosto o melanzane.MercoledìSe siete vegani potete saltare direttamente al giorno successivo. In caso contrario, sappiate che i latticini sono perfetti. A cominciare dal formaggio, che è l’alternativa più facile (e famosa). Consumato da solo, con verdure, nella pasta… Il parmigiano a basso contenuto di sodio, poi, ha 42 grammi di proteine per 100 grammi. Infine le uova, che hanno anche molto calcio. Fatte al tegamino senz’olio ma nell’acqua sono il modo più sano che conosca di consumarle.GiovedìI fagioli. Spesso guardati con terrore quando eravamo bambini, hanno la non trascurabile qualità di essere una grandissima fonte di proteine. Specialmente quelli neri. Due proposte? La pasta (o il riso) e fagioli: conquista anche il carnivoro più incallito, da vero piatto della tradizione contadina. E l’hamburger di fagioli. Ciò vale ovviamente anche per ceci, lenticchie e legumi vari. Ancora meglio se abbinati ai cereali, come quinoa o miglio, ulteriore fonte di proteine.VenerdìTofu, latte di soia e tempeh: si tratta tutte di significative alternative alla carne. Basta imparare ad usarle. Spesso il problema è che non abbiamo conoscenze valide per cucinarli al meglio. Armatevi dunque di santa pazienza e qualche buon manuale di cucina. Una ricetta che amo? Il tofu strapazzato alla Malibù (parente delle uova strapazzate). O la zuppa di soia con riso venere nero.SabatoVi stupirò, ma gli spinaci hanno un grosso bagaglio di proteine. Oltre che di vitamina A e fibre. La mia mamma ce li faceva in padella con olio (o burro) e parmigiano. Forse (quasi) meglio di una bistecca.
 
Clima, "Agire subito per fermare riscaldamento globale. Vicini al punto di non ritorno" PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Mercoledì 12 Novembre 2014 11:34
Da La repubblica - COPENHAGEN - Le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera sono ai massimi livelli da "800.000 anni a questa parte". Tra il 1880 e il 2012 la temperatura della superficie terrestre e degli Oceani è salita di 0,85°C, a un ritmo troppo veloce. Resta poco tempo per intervenire e mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei  2°C. A lanciare l'allarme gli esperti del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), presentando il rapporto sul riscaldamento globale delle Nazioni Unite. Il documento racchiude le conclusioni di tre precedenti studi. Oltre all'impatto dell'uomo, analizza come i cambiamenti climatici siano già in corso e possano diventare irreversibili a meno che le emissioni di gas serra non siano tagliate. Secondo l'Ipcc, gli scienziati sono certi al 95% che l'aumento dei gas serra dovuto a combustione di carboni fossili e la deforestazione siano le principali cause del riscaldamento dalla metà del ventesimo secolo. Ridurre le emissioni del 40-70%. Le emissioni mondiali di gas serra dovranno essere ridotte del 40-70% fra il 2010 e il 2050, e disperare entro il 2100, secondo l'Ipcc. "L'influenza umana sul sistema climatico è chiara, dobbiamo agire rapidamente e in modo decisivo, e abbiamo i mezzi per limitare cambiamenti climatici e costruire un futuro migliore", ha detto il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. Kerry: "A rischio generazioni future". "Chi contesta gli studi sul clima mette in pericolo le future generazioni - ha detto il segretario di Stato, John Kerry, commentando i dati dell'Ipcc - . Chi decide di ignorare e contestare questi dati mette in una situazione di pericolo tutti noi, ma anche i nostri figli e nipoti. Più resteremo fermi di fronte a questioni ideologiche e politiche, più il costo del nostro mancato intervento crescerà". La Francia propone una mobilitazione. La Francia ha lanciato un appello per "una mobilitazione universale immediata" sul tema. "Se non ci sarà un'inversione di tendenza - hanno dichiarato il capo della diplomazia Laurent Fabius e il ministro dell'Ambiente Ségoléne Royal - le temperature saliranno ben al di là dei 2°C". Anche il ministro italiano Gian Luca Galletti ha commentato: Rapporto IPCC su gas serra è chiamata a responsabilità x mondo. Europa guida verso Lima e Parigi 2015,ma ora serve presa coscienza globale. Frattura fra Paesi in via di sviluppo e sviluppati. L'Ipcc è stato istituito nel 1988 per affrontare il tema del riscaldamento globale e il suo impatto. I delegati hanno lavorato fino all'ultimo minuto ieri sera per stilare i documenti finali dopo una settimana di incontri a Copenaghen. Qui si è registrata una frattura tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo, sulle parti del testo che discutono quali livelli di riscaldamento globale possono essere considerati pericolosi. I delegati non sono giunti a un accordo e alcuni testi sono stati eliminati dal rapporto, con il disappunto degli scienziati. "Se i governi vogliono che l'Ipcc faccia il suo lavoro, non devono farsi coinvolgere in lotte che non hanno nulla a che fare con l'Ipcc", ha dichiarato Michael Oppenheimer, principale autore del secondo rapporto. L'omissione di questa parte ha fatto sì che la parola 'pericoloso' scomparisse del tutto dalla sintesi dello studio. Compare infatti solo due volte in un rapporto più lungo, rispetto alle sette volte delle bozza prodotta prima dell'incontro di Copenaghen. La parola 'rischio' viene invece utilizzata 65 volte nella sintesi finale di 40 pagine. L'impegno continua. L'impegno internazionale sul tema  continuerà il prossimo mese a Lima, in Perù, ultimo appuntamento prima del summit che si terrà a Parigi il prossimo anno, dove dovrebbe essere adottato un accordo globale sulle azioni da intraprendere in materia di clima. La sfida più difficile sarà decidere chi dovrà fare cosa. Ma già si prevede una lotta tra i Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. I primi chiederanno a tutti di abbracciare obiettivi ambiziosi, mentre i secondi potrebbero continuare a sostenere che ci sono nazioni che storicamente hanno maggiori responsabilità e dovrebbero essere in prima linea per aiutare i Paesi più poveri a far fronte all'impatto del riscaldamento globale. L'Ipcc finora ha evitato di prendere parte alla disputa, sottolineando solo che i rischi dei cambiamenti climatici "generalmente sono maggiori per i popoli e le comunità svantaggiati nei Paesi a tutti i livelli di sviluppo".TagsArgomenti:climariscaldamento globalegaslininazioni uniteipccinquinamento
 
La pianta di coca resisterà ai cambiamenti climatici PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosario Blandino   
Mercoledì 12 Novembre 2014 11:24
Da La Repubblica - ROMA - Tra le piante più attrezzate a resistere ai cambiamenti climatici c'è anche quella di coca, che viene usata per produrre la cocaina. Lo affermano alcuni esperti al sito "The Daily Climate". Secondo le proiezioni dell'Ipcc la 'cintura della coca', l'area tropicale in cui la pianta è più diffusa, dovrebbe diventare nei prossimi decenni più calda e secca, con un aumento delle temperature entro fine secolo che potrebbe toccare i 4 gradi. "Ma la coca è unica nel suo genere - spiega Charles Helling, esperto del dipartimento Usa dell'Agricoltura - ha uno strato di cera molto resistente che protegge le foglie, e tende a far perdere loro meno acqua. E' molto più resistente delle altre piante tropicali".In alcune zone, come il Perù subtropicale, c'è già una diminuzione delle precipitazioni, ma la coca si è già adattata a sopravvivere con 500 millimetri l'anno, e ora sono tre o quattro volte più elevate. "Anzi, i cambiamenti climatici potrebbero favorire i coltivatori - spiega Kenneth Young, agronomo della University of Texas - offrendo loro nuovi terreni favorevoli ad altitudini maggiori".A supplire ad eventuali problemi climatici, spiega ancora Helling, potrebbe poi intervenire l"ingegno' umano. "Ho già visto dei dispositivi 'interessanti' dal punto di vista agronomico soprattutto in Colombia - spiega l'esperto - e se per caso le piante dovessero iniziare a soffrire, i coltivatori potrebbero sempre cercare delle varietà più resistenti".Se la pianta di coca sarà tra quelle che si salveranno, molti altri prodotti dell'area tropicale rischiano invece di sparire.A risentire infatti dell'aumento delle temperature, riferisce l'Agenzia Europea per l'Ambiente, sarebbero la produzione mondiale di cacao e caffè, quest'ultima colpita da siccità e da una terribile infezione da funghi sia in Brasile che in Africa. Anche al netto di malattie e siccità, il solo riscaldamento globale, aumentando l'evaporazione nelle zone tropicali ridurrà sensibilmente il rendimento delle piante. L'innalzamento delle temperature sembrerebbe poi incidere anche sulle fioritura e la produzione di sementi delle pianti di fagioli che hanno già ridotto le proprie rese di oltre il 25%; stesso discorso vale per le piante drupacee, tra cui rientrano pesco, susino, albicocco, mandorlo e ciliegio.
 
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